Metodo

Come nasce un report

Questo sito è prodotto da una pipeline automatica. Non lo nascondiamo: lo spieghiamo, perché è l'unico modo perché tu possa giudicare quanto fidarti di quello che leggi.

Cinque passaggi, non uno

La differenza fra un'analisi utile e un testo generato a caso sta tutta nel numero di passaggi. Qui ce ne sono cinque, ognuno con il suo prompt e il suo modello, e ognuno può fermare il report prima che venga pubblicato.

1. Il radar, e il banco che dice di no

Il primo passaggio legge le notizie cercando fatti, non tendenze: una norma che entra in vigore, un incentivo che si esaurisce, una piattaforma che cambia le commissioni, un operatore che chiude. «Il settore cresce» non è un fatto e non supera questo stadio.

Quello che trova passa a un banco editoriale il cui mestiere è scartare. Un candidato deve superare sei prove — fra cui: una persona sola potrebbe davvero avviarlo, ed esistono aziende vere che ci hanno già provato? Se non l'ha mai fatto nessuno possiamo solo immaginarlo, e immaginare non è quello che facciamo qui. La maggior parte dei candidati viene bocciata, e ogni volta la ragione resta scritta.

2. Ricerca

Il primo modello interroga il web con ricerche reali — fino a diciotto per report — e costruisce un dossier grezzo. Ha istruzioni esplicite: cercare bilanci depositati, numeri di piattaforma, fonti istituzionali. E cercare i fallimenti con la stessa energia con cui cerca i successi, perché un settore raccontato solo dai vincitori è un settore raccontato male.

Ogni numero raccolto viene etichettato su tre livelli: verificato (bilancio, documento ufficiale, dato pubblicato da una piattaforma), dichiarato (l'azienda lo afferma ma nessuno l'ha auditato), stimato (derivato, con il calcolo mostrato).

3. Precedenti

Un passaggio a parte, con le sue ricerche, va a cercare le aziende che questo mestiere l'hanno già fatto — con nome e cognome — e stabilisce che fine ha fatto ognuna. Ha istruzione di spendere almeno metà dello sforzo sui fallimenti, perché è la metà che da sola non viene a galla: liquidazioni, procedure concorsuali, racconti di chi ha smesso, marchi che hanno smesso di spedire senza dirlo a nessuno.

Per ogni caso deve indicare un meccanismo, non un aggettivo. «Mercato difficile» non è una causa. «Un cliente valeva il 60% del fatturato e se n'è andato, e i costi fissi erano stati tarati su quel cliente» è una causa. Dove le fonti pubbliche non permettono di dirlo, il report scrive che la causa non è chiara invece di inventarsela.

I vincitori li trova chiunque: hanno un sito. Sono i morti la ragione per cui sei qui.

Quei casi vengono conservati come dati, non solo come prosa: è per questo che li vedi elencati in ogni report. Un giudizio di fattibilità senza precedenti è un'opinione.

4. Scrittura

Il secondo modello riceve il dossier e le fonti realmente consultate, e scrive il report attorno alla tesi più forte che emerge dai dati — non un riassunto neutro. Può usare solo gli URL raccolti nella fase precedente: non gli è consentito produrne di nuovi.

5. Verifica avversariale

L'ultimo modello ha un compito solo: demolire il report. Parte dal presupposto che contenga almeno un errore e cerca numeri senza fonte, cifre troppo tonde per essere vere, confusioni fra fatturato e utile, norme citate male. Verifica con nuove ricerche i punti più rischiosi.

Comincia dalle aziende citate, e le controlla tutte: l'impresa esiste davvero, l'esito è riportato giusto, i numeri corrispondono a quello che risulta pubblicamente? Un'azienda inesistente sarebbe la cosa peggiore che questo sito possa pubblicare, e quindi ogni caso che non si riesce a confermare viene tolto dal testo e dai dati.

Quando un numero non regge alla verifica viene rimosso, non sostituito con un altro numero.

In fondo a ogni report trovi quante correzioni sono state applicate. È un dato che pubblichiamo apposta: se fosse sempre zero, vorrebbe dire che il fact-checker non sta lavorando.

Due lingue, non una traduzione

La versione italiana e quella inglese di un report condividono la stessa ricerca ma non sono la traduzione l'una dell'altra. Le sezioni normative e fiscali sono diverse perché i vincoli sono diversi: un'analisi che ignora i contributi INPS è inutile per un lettore italiano, e una che ci si sofferma è rumore per tutti gli altri.

Cosa non viene pubblicato

  • Un report con meno di quattro fonti non viene nemmeno generato.
  • Un report con meno di tre precedenti documentati non viene generato. E nemmeno uno in cui tutti i precedenti sono successi: una lista di soli vincitori vuol dire che la ricerca ha trovato solo la metà facile.
  • Un report che non rispetta lo schema dei dati fa fallire la build del sito.
  • Ogni report deve contenere una sezione sui vincoli fiscali e normativi, una su chi ci ha già provato e una su cosa può andare storto. Se mancano, è incompleto.

I limiti, detti chiaramente

Nessun umano rilegge i report prima che vengano pubblicati. La verifica è automatica e per quanto severa non è infallibile: può lasciar passare un errore, soprattutto su normative appena cambiate o su aziende molto piccole di cui esistono pochi dati pubblici.

Le cifre valgono alla data indicata. Un incentivo attivo a marzo può essere esaurito a settembre; una soglia fiscale può cambiare con la legge di bilancio. Prima di prendere una decisione che coinvolge i tuoi risparmi, i numeri vanno riverificati alla fonte — che infatti ti diamo sempre, linkata.

E soprattutto: questo è materiale informativo, non consulenza. Un report non conosce la tua situazione, le tue competenze, la tua città, il tuo capitale né la tua tolleranza al rischio. Serve a farti arrivare preparato dal commercialista, non a sostituirlo.

Perché pubblichiamo anche i verdetti negativi

La maggior parte dei contenuti sull'avviare un'attività ha un incentivo a dirti di sì: vende un corso, una consulenza, un software. Qui non c'è niente da venderti, quindi il verdetto da evitare costa quanto quello promettente. Se un business non sta in piedi, il report dice che non sta in piedi e mostra i conti che lo dimostrano. Sono quelli i report che ti fanno risparmiare di più.

Segnalare un errore

Se trovi un dato sbagliato, scrivilo: il report viene corretto e la correzione resta visibile. Un sito che pubblica ogni giorno può permettersi di sbagliare, non può permettersi di non correggere.